Il COVID NON ESISTE
Dopo quasi due anni di pandemia possiamo dire che gli scienziati si sono sbagliati? Certamente, perché il COVID19 non è un virus stupido, non è affatto un aggregato molecolare privo di strategia e diabolica intelligenza. E’ di tutta evidenza che il COVID 19 non produce i danni maggiori a soggetti fragili e anziani attraverso le polmoniti bilaterali o le trombosi, bensì attaccando il cervello, le sinapsi e i meccanismi cognitivi di base, e cercando al contrario di mantenere in vita il soggetto colpito. Questo infatti permette al virus di propagarsi non attraverso le “droplets”, le famigerate goccioline, ma attraverso altri meccanismi ancora in parte sconosciuti. E’ evidente quindi che il vaccino è totalmente inefficace sul medio lungo termine. Virologi, infettivologi, immunologi non hanno gli strumenti scientifici adatti a studiare il problema, e forse bisognerebbe rivolgersi a esperti della mente: mentalisti, psicologi, psichiatri?
Alcuni numeri: ad oggi in italia ci sono stati 4,7 milioni di soggetti contagiati o ammalati di cui 132000 deceduti. D’altro lato ci sono oltre 4 milioni di no-vax e no-greenpass vivi e vegeti che continuano a fare proseliti, e quindi è chiara la strategia del Virus: infettare le sinapsi di milioni di persone senza ucciderle, e in questo modo propagarsi con molta più efficacia.
Quali sono i sintomi della ben più grave e pericolosa infezione sinaptica? Assunzione compulsiva di informazioni parziali e fake news tramite i social, atteggiamenti di diffidenza e poi di rivolta nei confronti dei sistemi sociali organizzati ( governo, stato, nazioni, organizzazioni multinazionali, ecc…), ricerca disperata di soggetti affini con cui aggregarsi e combattere l’isolamento psicologico della propria condizione, sviluppo di certezze granitiche e riduzione della capacità di analisi di opinioni diverse fino alla impossibilità di cambiare opinione su qualunque argomento. Tutto questo è certamente dovuto alla capacità del virus di ridurre la quantità di collegamenti tra le sinapsi, favorendo la costruzione di mondi paralleli nei quali rifugiarsi, e infine di riprodursi velocemente in soggetti diversi attraverso momenti di forte contagio quali assemblee organizzate, proteste di piazza, rivolte di massa.
Chi sono i soggetti fragili che sono più a rischio per questo tipo di contagio? Evidentemente chi non accetta o non comprende il metodo scientifico come base di discussione dei dati, chi ha un vissuto di proteste antisistema per i più svariati motivi (veganismo, rivendicazioni salariali, ecologismo radicale, mancato ascensore sociale, fino a delusione personali, insuccessi, ecc…), e in generale chi pur avendo anche titoli di studio elevati preferisce rimanere nella “comfort-zone” della propria verità.
La strategia del virus quindi è intelligente e diabolica: più il contagio avanza, più aumenterà la rivolta nei confronti del “sistema”, più il virus riuscirà a demolire i piloni costituivi della nostra società, fino a frammentare le nazioni ad un aggregato di individui o “monadi” perennemente contrarie a tutto.
In questo caso potrebbe avere un senso ricondurre l’origine del virus ai laboratori Cinesi, come raffinata strategia del regime per demolire le democrazie occidentali in maniera definitiva senza muovere un dito né sul piano economico né sul piano militare? Oppure questo virus era già presente da tempo in mezzo a noi e in realtà stava già minando la nostra società?
(Andrea Sarneri)
giovedì 21 ottobre 2021
giovedì 29 agosto 2013
Il tuffatore
Le vere decisioni, le decisioni che cambiano la vita, sono sempre il frutto di una sequenza di scelte razionali e motivate, di cui l'ultima, quella determinante, è però sempre irrazionale, emotiva, istintiva. E' come se ci fosse comunque una Provvidenza che si fa carico di aiutarci a fare l'ultimo passo, quello che altrimenti non faremmo. E' come se il tuffatore non riuscisse mai a staccarsi dal trampolino, a meno che non arrivi una forza misteriosa a determinare il successo o l'insuccesso del salto. Io non ci credevo, ma guardandomi attorno temo che sia sempre così.
giovedì 1 agosto 2013
l'equilibrista
Perchè quando si arriva a cinquant'anni è come arrivare in velocità di corsa alla fine di una strada e inchiodare perchè la strada non si capisce dove va. Ci potrebbe essere un burrone, un salto, una buca, una curva stretta. Allora ti fermi scendi e cominci a guardare , ti avvicini al ciglio, lo studi, lo saggi, e magari scopri che da una strada asfaltata si passa improvvisamente a uno sterrato, a un sentiero stretto, oppure la strada termina su un crinale, ti avventuri a piedi su quel ciglio, in equilibrio tra i due dirupi, e se non perdi l'equilibrio riesci ad arrivare dall'altra parte, dove magari la strada ricomincia, forse. Magari scopri anche che è interessante e stimolante giocare a fare l'equilibrista sul crinale, sospeso tra due scelte, di qua o di là, assaporando il piacere di entrambe le possibilità, ma senza decidere per l'una o per l'altra. Potresti stare lì sospeso all'infinito. Chi te lo fa fare di arrivare oltre e riprendere un'altra volta una strada? E' un momento magico, sospeso tra passato e futuro, potresti anche decidere di lasciarti andare a peso morto per uno dei due dirupi, rovinando in fondo, ma senza rimpianti di non aver ripreso alcuna strada, in piena libertà di scelta, finalmente padrone del tuo futuro.
venerdì 14 giugno 2013
in vino veritas
Pensavo a cosa succede quando stappi una bottiglia di buon vino tenuta in cantina per tanto tempo:
non subito appena stappi, ma immediatamente dopo si prepara un tumulto di aromi e profumi, ignoti o già vissuti, che si sprigiona lentamente, e poi via via accavallandosi, liberandosi dopo il torpore , e via via sempre di più moltiplicandosi , fino a perdere la cognizione di quanti e quali, tanto ne escono di nuovi e inesplorati all'olfatto. Questo mi è successo. Ma non avevo bevuto, e non è stato il vino.
giovedì 13 giugno 2013
e domani?
Domani.
domani sarà una versione diversa di oggi, imprevedibile, insondabile, misteriosa, casuale.
Domani succederanno cose, forse insignificanti, forse epocali. Chissà.
Preoccupazione? No , ma curiosità sì. Ansia? Un po', ma non troppo. Emozione, attesa, preparazione.
La mente non deve soccombere alla paura che nasce dalla pigrizia del cambiamento.
Qualunque cosa accada domani , sarà sempre come ricominciare a scrivere su una lavagna pulita, come tutti gli oggi che verranno domani.
lunedì 25 febbraio 2013
Voto vuoto?
Come la regina di biancaneve rivela la sua vera identità di strega quando si guarda allo specchio, così anche per tutti i nostri candidati è bastato un mese di campagna elettorale per rivelarne le vere identità: alla fine il populismo ha contagiato tutti, anche il Professor Monti, dando il triste spettacolo di sputtanare gli altri per ricostruirsi una verginità. L’identità dei personaggi che ronzano da sempre attorno ai partiti infatti è quella di rivendere ideologie, riciclare idee bisunte, reimpacchettare miti per ottenere consenso e quindi potere. Così destra, centro e sinistra generano sottopartitini molecolari che altro non servono se non “diversificare l’offerta” per poter catturare la “long tail” di un elettorato frammentato, diffidente e disaffezionato verso la politica e in rivolta verso le classi dirigenti. Metamorfosi continue, moltiplicazione delle facce, facce nuove per far credere che c’è rinnovamento, e facce vecchie per rassicurare, in un mix bilanciato e calibrato sui risultati dei sondaggi, in un processo di affinamento continuo che cerca di spuntare centesimi di consenso ogni giorno, e quando le facce non bastano si usano pezzi di programma, effetti speciali, dichiarazioni di intenti, bugie cosmiche travestite da impegni, impegni che si sa già che saranno solo promesse poi da disattendere senza fare rumore.
Si consuma così il paradigma dell’italiano individualista, opportunista e restio a sacrificarsi per il bene comune, ma in fondo sempre considerato coglione dagli strateghi del marketing elettorale.
Mai come in queste elezioni si è toccato con mano la disperazione di amici, elettori , giovani e anziani, colpiti dalla crisi, che non sanno cosa votare. Nella gente si percepisce la mancanza di una visione del futuro nel contesto globale, la mancanza di una comprensione della direzione che ha preso il presente,il totale disorientamento rispetto alle motivazioni di fondo del proprio agire. Tutto questo in palese contrasto con le “certezze” rassicuranti espresse dalle argomentazioni dei politici di professione: purtroppo però i problemi non si possono risolvere con le certezze espresse in un comizio o in un talk show.
La cosa in effetti che riesce difficoltosa è inserire il movimento 5 stelle di Grillo in questo scenario: non è un partito perché non lo è mai stato, non è l’espressione di un gruppo di interesse perché è troppo eterogeneo, tantomeno è l’espressione di una ideologia condivisa. Tutta la strategia del M5S punta a destabilizzare il nemico evitando di attaccarlo sul suo terreno: ricorda un po’ le moderne tecniche di guerriglia rispetto alle tecniche di guerra schierata, mai in televisione, ma solo nelle piazze. E’ evidente la difficoltà degli altri di rappresentarlo come un non-plausibile, un non-affidabile,un non-interlocutore possibile, perché comunque M5S gli scivola dalle mani. Grillo e Casaleggio è probabile che siano anche dei farabutti, ma sono comunque alle prime armi rispetto ad altri che sono farabutti da decenni. M5S non è attaccabile sulle cose non fatte , perché in parlamento non c’è mai stato, non è attaccabile sulla demagogia del malcontento , perché anche gli altri la cavalcano, non è attaccabile sul piano della motivazione opportunistica perché non deve conservare rendite di posizione. Grillo ha il vantaggio di essere inattaccabile come candidato premier perché non lo è. Ha il vantaggio di usare un terreno di comunicazione strategica diversa, la rete , dove gli altri non sanno muoversi . Questo non lo rende invincibile, anche se tatticamente diverso, ma M5S prenderà tanti voti, e ci saranno tanti deputati che saranno sbattuti nella fossa dei leoni, il parlamento, senza un briciolo di esperienza, e saranno tanti. Ci metteranno un po’ a organizzarsi, a capire come essere efficienti nei lavori parlamentari, nelle commissioni, nel gruppo, qualcuno sarà corruttibile, qualcuno sarà inefficiente, qualcuno sarà anche un idiota, ma la differenza rispetto agli altri è che almeno inizialmente saranno mossi da un ideale: quello di cambiare le cose, e in questo hanno la maggiore probabilità di riuscire, quantomeno nel ruolo di picconatori. Chi altri lo potrebbe fare?
Leggendo il programma si intravede una visione del futuro, una visione di innovazione rivoluzionaria all’orizzonte, sicuramente una visione utopistica, o comunque uno scenario irrealizzabile se non fra decenni. Ma chi altro può dire di avere una “visione” del futuro ? Tutto sommato i grillini hanno delle idee , e tra loro e il futuro che stanno immaginando, ci sono le macerie del presente. Che altra strada ci può essere se non rimuoverle per potersi poi muovere in qualunque direzione si decida poi di muoversi?
M5S purtroppo è l’unica possibilità per un giovane di credere in qualcosa, per un giovane è l’unico coagulo collettivo di cambiamento , e può contagiare anche chi non è più giovane e da questo presente ha preso degli schiaffi in faccia.
Che fine fa M5S se non c’è Grillo. E che fine stava facendo la destra senza Berlusconi? E che fine fanno gli altri senza i rispettivi front-man? Tutti i partiti sono accozzaglie di peones, per cui i Leader e i Guru servono , non c’è scampo. Ma ci sono leader più credibili e altri meno. I leader che si rinfacciano il passato , che si azzuffano per rubarsi il consenso dell’ultimo minuto, non fanno altro che lasciare spazio a chi propone una visione più audace, qualcosa che stacca, e che per forza alla fine attrae.
Quando ci si rende conto che si è toccato il fondo , non c’è più nulla da perdere, perché tutto si è già perduto: c’è solo da togliere macerie e ricostruire
mercoledì 2 gennaio 2013
anno nuovo vita nuova?.....
Pur interessandomi alla politica da sempre, non mi sono mai sbilanciato "partiticamente" per qualcuno, non mi è mai piaciuto "fare politica".
Forse questo istinto mi è stato trasmesso da mio nonno che mi raccontava quando tra il '45 e il '48 spesso si ritrovava la mattina davanti a casa amazzati a turno prima i partigiani poi i fascisti. Lui , che nel dopoguerra per campare doveva vendere scarpe agli ex di entrambi, conosceva bene sia gli uomini di un tipo che dell'altro e doveva sempre tenersi lontano dal fraternizzare con chiunque di loro: amico con tutti, compare di nessuno. Opportunismo? non credo. In fondo le storie che mi ha raccontato dimostrano solo che non c'è ideologia politica che riesca a rendere conto del fatto che l'animo umano non è di sinistra o di destra ma semplicemente egoista o generoso, stupido o intelligente, furbacchione o fesso.
In trent’anni non mi sono mai rifiutato di andare a votare, ma non sono mai riuscito ad essere un "fedele alla linea". Mi hanno attratto invece sempre le proposte politiche che miravano a rinnovare, a scrostare l’establishment, le piccole forze che secondo me andavano sostenute per far sentire voci diverse e fuori dal coro. Sui referendum ho sempre sostenuto le proposte non ideologiche ma che rispondevano a delle esigenze etiche e di rispetto dei valori e diritti universali.
Ad essere sinceri però ho sempre avuto difficoltà a intavolare discorsi con chiunque avesse una militanza politica: chi fa politica sembra che a un certo punto consegni il cervello in mano a qualcun altro e smetta di ragionare con la propria testa anche se è convinto di farlo.
Ma la cosa che mi ha sempre più fatto schifo negli ultimi anni è l’abbandono sia delle idee che delle ideologie, per far spazio al più puro opportunismo , al calcolo economico, a fameliche congreghe o caste che utilizzano rendite di posizione e visibilità mediatica per presidiare i luoghi in cui si gestisce il denaro pubblico e appropriarsene in maniera spudorata, nel totale disprezzo del fatto che quel denaro proviene dal lavoro di persone strozzate quotidianamente da tasse e balzelli di ogni tipo, creati dalle stesse congreghe.
Calciatori, ballerine, magistrati, giornalisti, imprenditori, faccendieri, sindacalisti. Tutti a sgomitare per diventare “politici”. Commistioni di ruoli, accumulo di cariche e di stipendi, a tutti i livelli da ruoli nelle istituzioni, alle amministrazioni, fino alle banche, alle fondazioni, alle cooperative, alle multi utilities. Tutti dentro, eletti, trombati, amici, amici degli amici, ex di qualunque cosa. A rimanere fuori solo quelli che dovendo lavorare a testa bassa non hanno il tempo di guardare attorno, e quando il lavoro viene meno alzano la testa e scoprono che “gli altri” nel frattempo li hanno fatti fessi.
Appunto il lavoro è venuto meno. Si sapeva già dalla metà degli anni 90 che in Italia non si produceva più a costi competitivi. Le aziende non hanno cominciato a de localizzare nel 2008 quando è scoppiata la crisi, ma ben prima. E nessuno ha fatto niente., né in Italia né in Europa, sindacati e governi presi dalle proprie beghe mentre molti imprenditori giocavano con la finanza facile anziché mettere i soldi nel futuro delle aziende. Nel frattempo inoltre un parte del lavoro disponibile qui se lo sono preso giustamente le varie etnie di immigrati, dai lavori legali a quelli illegali. Oggi anche i ladri e le mignotte italiane o sono disoccupati, o devono rendere conto a un magnaccia straniero.
Fino ad arrivare alle farse tragicomiche degli ultimi governi: da entrambe le parti accrocchi elettorali che si squagliano appena dopo il voto ciascuno con l’obbiettivo di non farsi sommergere dallo schiamazzo mediatico delle altre galline. E nel centro la solita poltiglia di banderuole , di mercenari disposti a spostare la bilancia da una parte o dall’altra.
Come si fa a non avere schifo della “politica” se questa è?
Il problema più generale e serio è ora quello di mandare a casa una quantità di personaggi incompetenti, incapaci , o quantomeno mediocri se non farabutti, installati e incancreniti da decenni nelle gerarchie e nei quadri dirigenziali di tutte le istituzioni del paese, e sostituirli con altrettanti elementi con competenze, capacità, e senso dello stato e della comunità. Si tratta di ripulire tutto il quadro legislativo dai miliardi di norme e cavilli costruiti nel tempo per legittimare il potere delle burocrazie. Si tratta di riportare la presenza dello Stato a una decente gestione della cosa pubblica finalizzata alla convivenza comune, al funzionamento della impresa del lavoro e del welfare, che sono i fondamentali della Costituzione.
Tutto quello di cui ci stiamo preoccupando adesso (spread, legge elettorale, crescita, ecc..) non è altro che la punta di un iceberg che se lo vedessimo nella sua interezza sarebbe, ed è spaventoso, e mi chiedo chi sia effettivamente in grado di poterlo aggredire, garantendo una azione continuativa nel tempo.
Siamo oggi veramente ad una svolta? Chi è che oggi si propone sulla scena per affrontare questi cambiamenti? A chi dare credito? La tentazione dopo trent’anni di esercizio del diritto di voto è di mandare anche questo diritto nel mucchio degli altri diritti calpestati.
Si potrà dare credito a un Berlusconi in piena demenza senile, tenuto in piedi da dosi di viagra e sindromi dittatoriali aziendali, dopo vent’anni di promesse mai realizzate pur essendosi costruito attorno maggioranze parlamentari sudamericane?
Si potrà dare credito ad una gerarchia di sinistra che ancora presidia una area ideologica ormai da anni estinta e frammentata in una marea di protagonismi con radici nella mai risolta scissione del congresso di Livorno del 1921, e successivamente alimentata da movimentismi vari, dai cattocomunisti, ai verdi a giustizialismi ideologici di buona parte della magistratura?
Si potrà dare credito all’accrocchio di ignavi ex democristiani del centro, dichiarato defunto da un referendum sul bipolarismo inapplicato nei fatti, ma sempre pronto a vendersi al forte di turno, e albergo per profughi, migranti e mercenari di tutte le provenienze?
Si potrà infine dare credito ai populisti dell’ultima ora che utilizzano la buona fede di militanti giovani e idealisti, per sfruttare vuoti di potere, cavalcare insoddisfazione e protesta ma che poi vorrei vedere una volta alle prese con la complessità dell’iceberg di cui sopra.
Vorrei vedere nelle prossime liste persone serie, sufficientemente oneste e motivata ad un minimo di bene comune, sufficientemente slegate dalla necessità di fare politica per pilotare i propri interessi o per arrampicare nella scala sociale. Ma chi può dare garanzie di questo tipo?
Al professor Monti spetta un lavoro molto rischioso nel poco tempo che ha a disposizione, ma che probabilmente ha già preparato da tempo. Monti è indubbiamente una persona seria, sicuramente porta gli interessi di alcuni gruppi di potere, ma sicuramente non saranno gruppi di quaqquaraqquà talmente asssetati di potere da non vedere come hanno ridotto l’italia, tanto da uccidere la gallina da cui hanno sempre rubato le uova. E non dimentichiamoci che Monti è stato chiamato a fare quello che ha fatto semplicemente per l’incapacità della totalità del parlamento e dei partiti a gestire una crisi al buio in un momento di drammatica crisi per la costruzione europea.
L’alternativa purtroppo ora è tra un Monti in grado di gestire un obbligatorio rinnovamento biblico senza avere una forza elettorale sufficiente e un bipolarismo litigioso che non offre spunti per credere sia diverso da quello che è stato negli ultimi venti anni. Terza strada è lasciarsi tentare a 50 anni dalla indifferenza.
domenica 28 ottobre 2012
..e mònd e và a l'arversa
...direbbe mio nonno, adesso. E comunque il mondo va avanti. E per arrivare un po' più in là, ci va sempre dalla direzione sbagliata.
mercoledì 17 agosto 2011
Quando la politica ci offende
Berlusconi ha perso recentemente due grosse occasioni per dimostrare che poteva essere meno peggio di come viene dipinto dagli oppositori:
Essendo amico personale di Gheddafi, ed essendo contrario all'intervento Nato in Libia, con coinvolgimento diretto dell'Italia, poteva brillantemente dimettersi salvando la faccia con Gheddafi, ma dimostrando comunque una propria, anche se discutibile, coerenza agli Italiani.
Essendo il promotore di uno storico "patto con gli italiani" che prevedeva di non andare MAI a prelevare soldi dalle loro tasche, nel momento in cui questo risultava oggettivamente impraticabile , essendo un punto d'onore , ci stava un ritiro "Onorevole" con presa d'atto se non di un fallimento, almeno di un mutato contesto.
Purtroppo il personaggio rispecchia al 100% tutta la categoria a cui appartiene, che NON E' quella degli imprenditori, ma quella dei politici di stampo peggiore, corrotti, fanfaroni, sbruffoni, superbi, e privi di qualunque concezione ideale del bene comune, ma solo dell'utile personale.
Ma è stato mandato lì dagli elettori.
E questa è l'altra bufala, perchè qualunque fanfarone vada al governo in Italia, di destra o di sinistra, o di altre futuribili fantasiose coordinate, sarà sempre grazie ad un "mattarellum" o ad un "porcellum" confezionato allo scopo.
Ma ormai il gioco non funziona più, siamo in europa e l'europa di fatto ci sta commissariando, ovvero ci sta ordinando cosa fare. Già da mesi ci sfottono, e d'ora in avanti limiteranno ancora di più la nostra democrazia, come si fa con i bambini piccoli che non smettono di fare la pipì a letto. Perchè finchè si scherza e si ride va bene, ma se l'economia va a rotoli la storia cambia. Ma davvero va a rotoli? Berlusconi se ne è accordo pochi giorni fa, quando è dal 2008 che tutti i veri imprenditori si dànnano con la crisi.
E dopo avere impedito all'italia che lavora di avere una reputazione, di lavorare agli interessi nazionali, di pensare a come creare il futuro dei nostri figli, continuano a offenderci con parole, discorsi, inutilità varie, con il solito obbiettivo di autoreferenziarsi, di perpetuarsi eternamente, con il solito modello: parlo, convinco, prometto, vengo eletto, riparlo, riconvinco, riprometto, rivengo eletto.....
Essendo amico personale di Gheddafi, ed essendo contrario all'intervento Nato in Libia, con coinvolgimento diretto dell'Italia, poteva brillantemente dimettersi salvando la faccia con Gheddafi, ma dimostrando comunque una propria, anche se discutibile, coerenza agli Italiani.
Essendo il promotore di uno storico "patto con gli italiani" che prevedeva di non andare MAI a prelevare soldi dalle loro tasche, nel momento in cui questo risultava oggettivamente impraticabile , essendo un punto d'onore , ci stava un ritiro "Onorevole" con presa d'atto se non di un fallimento, almeno di un mutato contesto.
Purtroppo il personaggio rispecchia al 100% tutta la categoria a cui appartiene, che NON E' quella degli imprenditori, ma quella dei politici di stampo peggiore, corrotti, fanfaroni, sbruffoni, superbi, e privi di qualunque concezione ideale del bene comune, ma solo dell'utile personale.
Ma è stato mandato lì dagli elettori.
E questa è l'altra bufala, perchè qualunque fanfarone vada al governo in Italia, di destra o di sinistra, o di altre futuribili fantasiose coordinate, sarà sempre grazie ad un "mattarellum" o ad un "porcellum" confezionato allo scopo.
Ma ormai il gioco non funziona più, siamo in europa e l'europa di fatto ci sta commissariando, ovvero ci sta ordinando cosa fare. Già da mesi ci sfottono, e d'ora in avanti limiteranno ancora di più la nostra democrazia, come si fa con i bambini piccoli che non smettono di fare la pipì a letto. Perchè finchè si scherza e si ride va bene, ma se l'economia va a rotoli la storia cambia. Ma davvero va a rotoli? Berlusconi se ne è accordo pochi giorni fa, quando è dal 2008 che tutti i veri imprenditori si dànnano con la crisi.
E dopo avere impedito all'italia che lavora di avere una reputazione, di lavorare agli interessi nazionali, di pensare a come creare il futuro dei nostri figli, continuano a offenderci con parole, discorsi, inutilità varie, con il solito obbiettivo di autoreferenziarsi, di perpetuarsi eternamente, con il solito modello: parlo, convinco, prometto, vengo eletto, riparlo, riconvinco, riprometto, rivengo eletto.....
venerdì 4 febbraio 2011
Sul volontariato
C’è sempre un momento nella vita in cui uno sente il bisogno di donare una parte di sé agli altri. Il volontariato diffuso ne è un esempio. Chi ha tempo dona tempo. Ad esempio due ore alla settimana cosa sono in fondo? Appena l’1% della nostra vita. Perché non donarle? E chi non ha tempo? Visto che il tempo è denaro, sicuramente avrà molti soldi, e se non può donare tempo, dona soldi. Nulla di male. E’ per questo forse che tanta povera gente cerca di avvicinarsi alle Abitazioni delle persone che non hanno tempo, ma che sono sensibili a tal punto da sentire il bisogno di elargire a poveri e bisognosi. Prendiamo l’esempio tipico di una persona che guadagna 8 milioni di euro all’anno, e che dona 5000 euro a una ragazza bisognosa una volta alla settimana per tutte le settimane dell’anno. Con le debite proporzioni scopriamo che questo è equivalente al 3% del suo “tempo-denaro”, tre volte più di noi volontari nullatenenti. Questo ci serva da insegnamento e ci sproni a dedicare più tempo agli altri, almeno fino al 3%. Se poi non abbiamo né tempo né denaro, avremo pure qualcos’altro da donare? Ma questa opportunità è riservata solo a giovani e appariscenti ragazze minorenni.
lunedì 22 novembre 2010
Diritti distorti
Quando si discute di diritti fondamentali è inevitabile la creazione di schieramenti contrapposti: il diritto sacrosanto di qualcuno si scontra inevitabilmente col diritto di qualcun altro, così infatti abbiamo il diritto di sciopero nei trasporti che si scontra col diritto al lavoro dei pendolari, il diritto alla pensione degli attuali pensionati che si scontra col diritto di andarci in futuro con una cifra decente, il diritto alla religione e il diritto alla laicità, ecc... Ma ci sono anche diritti molto più modesti che vengono continuamente calpestati da tutti: il diritto alla mobilità per chi è svantaggiato e si trova barriere architettoniche e auto sui marciapiedi, il diritto al civismo per chi abita in condominio, il diritto al buon gusto per chi guarda la televisione,il diritto alla sicurezza per chi sta in casa a porte aperte, il diritto al rispetto per chi si mette in fila. Ma c’è un diritto dimenticato che riguarda la educazione dei nostri bambini: non e’ il diritto allo studio,che nessuno metterebbe mai in discussione, bensì il diritto ad…avere il fondoschiena pulito .., sì perché nelle nostre scuole manca cronicamente la carta igienica nei bagni dei bambini. l’Istituzione Scolastica non se la può permettere. D’altra parte fornire privatamente il prezioso rotolino al proprio bambino potrebbe ledere il diritto alle pari opportunità degli altri meno fortunati. E così mentre i nuovi diritti fondamentali ( gli zaini firmati, i telefonini, l’iPod, messenger, le merendine.. ) assorbono le risorse familiari, il trattamento riservato ai diritti di serie B sta lì ad attestare il livello di inesorabile declino sociale che ci stiamo meritando.
domenica 19 settembre 2010
Lettera a settesere, pubblicata il 16/9/2010
Spett. redazione di Settesere,
Vorrei esprimere il mio ringraziamento agli studenti che quest’estate hanno volontariamente lavorato a restaurare e ridipingere magistralmente il chiostro della Scuola di Musica Sarti di Faenza. Si tratta di un gesto “a chilometri zero” che dovrebbe servire da esempio e far riflettere non solo i coetanei ma insegnanti e allievi di tutte le scuole e i responsabili delle istituzioni.
In un sistema scolastico che va a catafascio a partire dagli immobili, con infame abbandono da parte delle istituzioni, è significativo che alcuni studenti si siano sentiti al contrario affezionati al proprio ambiente, al proprio baricentro formativo, tanto da dedicare volontariamente il mese di agosto al recupero di uno degli spazi.
Se tutti gli studenti, in tutte le scuole , dedicassero 30 minuti a ripulire l’aula, il proprio banco , gli spazi che abitano quotidianamente, sarebbe forse così disdicevole? E i tre mesi estivi di chiusura delle scuole non potrebbero essere utilizzati in parte per lavori di utilità e logistica?
Ma ahimè abbiamo degli ostacoli insormontabili e sacrosanti: le ferie del personale scolastico, le norme sulla sicurezza, la terziarizzazione dei servizi, ecc,ecc...
Peccato.
Ora con l’abolizione del servizio militare non si ha neanche più l’opportunità di imparare a tenere in mano un secchio e uno scopone.
Non ci resta che sperare in una ulteriore riforma scolastica , in cui auspicabilmente venga introdotto un corso (a pagamento, s’intende) sull’utilizzo corretto delle attrezzature e delle sostanze chimiche per le pulizie,o sulle tecniche di ripristino degli intonaci, per poi cercare disperatamente di piazzare i nostri studenti in uno “stage” estivo in qualche azienda che abbia l’esigenza di tenere puliti i bagni gratuitamente.
Vorrei esprimere il mio ringraziamento agli studenti che quest’estate hanno volontariamente lavorato a restaurare e ridipingere magistralmente il chiostro della Scuola di Musica Sarti di Faenza. Si tratta di un gesto “a chilometri zero” che dovrebbe servire da esempio e far riflettere non solo i coetanei ma insegnanti e allievi di tutte le scuole e i responsabili delle istituzioni.
In un sistema scolastico che va a catafascio a partire dagli immobili, con infame abbandono da parte delle istituzioni, è significativo che alcuni studenti si siano sentiti al contrario affezionati al proprio ambiente, al proprio baricentro formativo, tanto da dedicare volontariamente il mese di agosto al recupero di uno degli spazi.
Se tutti gli studenti, in tutte le scuole , dedicassero 30 minuti a ripulire l’aula, il proprio banco , gli spazi che abitano quotidianamente, sarebbe forse così disdicevole? E i tre mesi estivi di chiusura delle scuole non potrebbero essere utilizzati in parte per lavori di utilità e logistica?
Ma ahimè abbiamo degli ostacoli insormontabili e sacrosanti: le ferie del personale scolastico, le norme sulla sicurezza, la terziarizzazione dei servizi, ecc,ecc...
Peccato.
Ora con l’abolizione del servizio militare non si ha neanche più l’opportunità di imparare a tenere in mano un secchio e uno scopone.
Non ci resta che sperare in una ulteriore riforma scolastica , in cui auspicabilmente venga introdotto un corso (a pagamento, s’intende) sull’utilizzo corretto delle attrezzature e delle sostanze chimiche per le pulizie,o sulle tecniche di ripristino degli intonaci, per poi cercare disperatamente di piazzare i nostri studenti in uno “stage” estivo in qualche azienda che abbia l’esigenza di tenere puliti i bagni gratuitamente.
mercoledì 25 agosto 2010
il tassello mancante
ecco, il momento è arrivato: ora so che ci sei ancora, cara insostituibile amica di un tempo, persa in un passato tumultuoso, maltrattata senza colpa, e per sempre persa. Una delle mille strade che percorro nella rete per caso si è reincrociate con la tua, e finalmente ho la certezza che il tuo carattere forte ti ha consentito di arrivare fino ad oggi. Mille domande tornano a galla, le stesse che mi hanno cigolato in testa in questi anni, periodicamente, regolarmente: dove sarai, come starai, ce la farai? E di nuovo duole la ferita, il tassello mancante, le nostre conversazioni, quel filo che ci univa. Scelte di allora, prezzo da pagare, passato.
Ma oggi finalmente sto meglio immaginando che stai bene. E tu sarai un'altra.
Ma oggi finalmente sto meglio immaginando che stai bene. E tu sarai un'altra.
lunedì 2 agosto 2010
domenica 11 luglio 2010
percezioni - lettera a Settesere del 7/2010
Finalmente quest’estate abbiamo tutti preso coscienza che il calore percepito è molto peggio dei vecchi cari gradi centigradi. Tutta colpa dell’umidità. In effetti era ora che si definisse una nuova unità di misura, sicuramente più democratica, in grado di rendere giustizia del malessere di tutti coloro privi di aria condizionata. Quasi quasi verrebbe da diffidare anche dei metri, dei litri, dei grammi, e pure dei kilobytes. E pensare che illustri fisici e matematici per secoli si sono arrovellati per raggiungere il sacrosanto obbiettivo di individuare le indiscutibili unità di misura. Ora invece finalmente abbiamo capito che quello che conta è la “percezione”, l’individuo e la sua soggettività vanno giustamente valorizzati e rispettati: al lavoro ti senti stanco anche se hai perso solo 15 calorie? E’sicuramente colpa della percezione di stanchezza aggravata dal livello soggettivo di stress. Ma allora perché non cercare di migliorare semplicemente la percezione? In fondo è quella che conta. Che ce ne importa di gradi, di chili, di litri…lavoriamo su noi stessi, miglioriamo il nostro rapporto con il mondo, miglioriamo la nostra percezione del mondo: siamo o non siamo figli della new-age? Sicuramente è questa la soluzione, io però avrei un piccolo problema con l’unità di misura del denaro: non capisco come mai il mio “valore percepito” in euro è così peggiorato negli ultimi tempi. Ma e’ probabile che io abbia difficoltà con le nuove unità di misura.
lunedì 1 febbraio 2010
ANSA ultim'ora:
Berlusconi:"sono contro il lavoro nero". Senegalesi stigmatizzano. La lega plaude. Berlusconi rettifica: "intendo dire che sono contro il lavoro sommerso". Sindacato dei palombari insorge. La lega prende le distanze.
Nel frattempo la sinistra si interroga sul significato di entrambe le affermazioni, in attesa di esprimere una posizione.
Nel frattempo la sinistra si interroga sul significato di entrambe le affermazioni, in attesa di esprimere una posizione.
giovedì 14 gennaio 2010
narcoTV
...e intanto che noi guardavamo la televisione, negli ultimi 15 anni ci hanno portato via tutto il resto..
Quando il gioco si fa duro
La crisi di cui tutti parlano, ma di cui solo alcuni stanno subendo gli effetti, non ha di fatto ancora colpito il nostro tenore di vita.
Sta accadendo però qualcosa di molto pericoloso.
Quando le risorse calano, ovvero ci sono meno ossa da piluccare, i cani attorno alle poche ossa si incarogniscono.
Se nella società, e noi siamo in questa situazione, non ci sono saldi principi morali condivisi, una forte etica accompagnata da un comune senso di solidarietà per i deboli, un senso della comunità che si rafforza nel pericolo comune, accade che prendono il sopravvento le forze centrifughe, l'istinto di sopravvivenza individuale, fino a sconfinare nella soppraffazione.
Curiosamente questo accade tanto nelle società tecnologicamente evolute quanto nelle società primitive.
Nella politica questo è prassi da tempo, si assiste a comportamenti che sono esattamente il contrario di quello che viene detto a parole, poi se qualcuno esprime brutalmente come la pensa viene bollato come demagogo o antidemocratico, ma sono tutti assimilabili nella sostanza.
Nella società civile finora non si era vista tale brutalità nell'accesso alle risorse, ma da quando c'e' la crisi le cose sono cambiate. Esempi?
Al supermercato: accaparramento, spintoni alle offerte 2x1, assalto ai mercatini dell'usato, aumento della maleducazione.
Tra Aziende: comportamenti scorretti, accaparramento dei clienti con offerte al ribasso o tangenti, martirizzazione dei fornitori, degenerazione complessiva dei rapporti.
Nel mercato del lavoro: razzismo e ostilità verso lavoratori stranieri, spostamento da lavoro fisso a precario e conseguente lotta fratricida tra poveri per l'accaparramento del poco lavoro esistente, comportamenti non etici e degenerazione dei rapporti individuali.
Tra classi sociali: aumento del divario tra benestanti e poveri, aumento del divario tra pubblico impiego e lavoratori privati, percezione di privilegi ingiustificati, invidia, tendenza a chiudersi nella casta.
Tra culture e religioni: diffidenza, radicalismo, tendenza a deviare conflitti economici nella sfera dei conflitti religiosi.
Insomma ci stiamo disgregando dall'interno.
A differenza del dopoguerra in cui cose simili avvenivano all'indomani della distruzione del paese, la causa era esterna, e la società venendo dalla miseria VOLEVA reagire, ora veniamo dalla ricchezza accompagnata dalla non-etica, quindi non abbiamo gli strumenti per reagire.
Se si ritornerà a una situazione di maggiore ricchezza disponibile, sarà molto dura comunque ricostruire le fondamenta della nostra società.
Una società che ha perso la bussola dell'etica e della moralità è la più esposta agli autoritarismi, alle ideologie dogmatiche e totalitarie, che guarda caso riescono sempre a riempire i vuoti di moralità.
Sta accadendo però qualcosa di molto pericoloso.
Quando le risorse calano, ovvero ci sono meno ossa da piluccare, i cani attorno alle poche ossa si incarogniscono.
Se nella società, e noi siamo in questa situazione, non ci sono saldi principi morali condivisi, una forte etica accompagnata da un comune senso di solidarietà per i deboli, un senso della comunità che si rafforza nel pericolo comune, accade che prendono il sopravvento le forze centrifughe, l'istinto di sopravvivenza individuale, fino a sconfinare nella soppraffazione.
Curiosamente questo accade tanto nelle società tecnologicamente evolute quanto nelle società primitive.
Nella politica questo è prassi da tempo, si assiste a comportamenti che sono esattamente il contrario di quello che viene detto a parole, poi se qualcuno esprime brutalmente come la pensa viene bollato come demagogo o antidemocratico, ma sono tutti assimilabili nella sostanza.
Nella società civile finora non si era vista tale brutalità nell'accesso alle risorse, ma da quando c'e' la crisi le cose sono cambiate. Esempi?
Al supermercato: accaparramento, spintoni alle offerte 2x1, assalto ai mercatini dell'usato, aumento della maleducazione.
Tra Aziende: comportamenti scorretti, accaparramento dei clienti con offerte al ribasso o tangenti, martirizzazione dei fornitori, degenerazione complessiva dei rapporti.
Nel mercato del lavoro: razzismo e ostilità verso lavoratori stranieri, spostamento da lavoro fisso a precario e conseguente lotta fratricida tra poveri per l'accaparramento del poco lavoro esistente, comportamenti non etici e degenerazione dei rapporti individuali.
Tra classi sociali: aumento del divario tra benestanti e poveri, aumento del divario tra pubblico impiego e lavoratori privati, percezione di privilegi ingiustificati, invidia, tendenza a chiudersi nella casta.
Tra culture e religioni: diffidenza, radicalismo, tendenza a deviare conflitti economici nella sfera dei conflitti religiosi.
Insomma ci stiamo disgregando dall'interno.
A differenza del dopoguerra in cui cose simili avvenivano all'indomani della distruzione del paese, la causa era esterna, e la società venendo dalla miseria VOLEVA reagire, ora veniamo dalla ricchezza accompagnata dalla non-etica, quindi non abbiamo gli strumenti per reagire.
Se si ritornerà a una situazione di maggiore ricchezza disponibile, sarà molto dura comunque ricostruire le fondamenta della nostra società.
Una società che ha perso la bussola dell'etica e della moralità è la più esposta agli autoritarismi, alle ideologie dogmatiche e totalitarie, che guarda caso riescono sempre a riempire i vuoti di moralità.
mercoledì 30 dicembre 2009
Lettera Settesere del 29/12/2009
Ma il Mato Grosso dov’è?
Anche quest’anno si è svolta la tradizionale raccolta faentina per il mercatino di beneficenza del Mato Grosso. La memoria va indietro di trent’anni quando anche io partecipavo con energia e slancio alla iniziativa della parrocchia di san Giuseppe, girando per Faenza a bordo di camioncini scassati a svuotare cantine. Allora, attraverso la vendita di ferro, vetro, cartone, plastica, si raccoglievano fondi da destinare alla organizzazione che aiutava le sfortunate popolazioni del Mato Grosso. Grazie al volontariato la finalità è rimasta, e già da diversi anni alla raccolta viene abbinato il mercatino, anzi, una vera e propria fiera dell’usato, che viene regolarmente presa d’assalto da masse impensabili e crescenti di popolazione faentina, alla ricerca di un benessere di seconda mano per pochi euro. A ben guardare se si va a tale fiera sembra di essere più nel suk di Marrakech che in via Boaria, ma questo è semplicemente l’effetto pittoresco dei cambiamenti degli ultimi anni. Quel che però accade nelle vie della città, tra le cataste di roba che i faentini lasciano sui marciapiedi per il Mato Grosso, è forse ancora più curioso: emerge una umanità nascosta, furba quanto disperata, che fruga nella cataste alla ricerca del meglio gratuito, che si muove con circospezione e velocità in barba ai legittimi destinatari della raccolta, che litiga e si azzuffa su un pezzo di giocattolo, su un rottame di elettrodomestico, su un passeggino sbilenco. Difficile definirli “ladri”. Difficile dire se questi sono più disperati di un lontano miserabile del Mato Grosso, ma questi li abbiamo visti da vicino. E sono in mezzo a noi tutti i giorni.
Anche quest’anno si è svolta la tradizionale raccolta faentina per il mercatino di beneficenza del Mato Grosso. La memoria va indietro di trent’anni quando anche io partecipavo con energia e slancio alla iniziativa della parrocchia di san Giuseppe, girando per Faenza a bordo di camioncini scassati a svuotare cantine. Allora, attraverso la vendita di ferro, vetro, cartone, plastica, si raccoglievano fondi da destinare alla organizzazione che aiutava le sfortunate popolazioni del Mato Grosso. Grazie al volontariato la finalità è rimasta, e già da diversi anni alla raccolta viene abbinato il mercatino, anzi, una vera e propria fiera dell’usato, che viene regolarmente presa d’assalto da masse impensabili e crescenti di popolazione faentina, alla ricerca di un benessere di seconda mano per pochi euro. A ben guardare se si va a tale fiera sembra di essere più nel suk di Marrakech che in via Boaria, ma questo è semplicemente l’effetto pittoresco dei cambiamenti degli ultimi anni. Quel che però accade nelle vie della città, tra le cataste di roba che i faentini lasciano sui marciapiedi per il Mato Grosso, è forse ancora più curioso: emerge una umanità nascosta, furba quanto disperata, che fruga nella cataste alla ricerca del meglio gratuito, che si muove con circospezione e velocità in barba ai legittimi destinatari della raccolta, che litiga e si azzuffa su un pezzo di giocattolo, su un rottame di elettrodomestico, su un passeggino sbilenco. Difficile definirli “ladri”. Difficile dire se questi sono più disperati di un lontano miserabile del Mato Grosso, ma questi li abbiamo visti da vicino. E sono in mezzo a noi tutti i giorni.
sabato 5 dicembre 2009
TRAIETTORIE
capita talvolta di rimanere colpiti da una frase , da un frammento di pensiero fuoriuscito da persone che casualmente stavi incrociando , ma che ti centrano in un tuo stato d’animo come se quel pensiero, quella frase fosse la tessera che ti mancava da sempre per completare il tuo puzzle E ti viene una ansia di scoprire chi è quella persona che hai incrociato per caso, hai la quasi certezza che il suo sentire era troppo simile al tuo per lasciarla andare via senza chiederle qualcosa, e ti ritrovi a inseguirla, senza sapere neanche perché, sempre più forte è il desiderio di incrociare di nuovo quella traiettoria, di trovare altri elementi che ti confermino nella affinità, ….si, la tua traiettoria è stata perturbata , ma la sua? Chissà. Chissà se c’è stata reciprocità…ma trattandosi di casualità, la probabilità che anche l’altra traiettoria abbia percepito qualcosa è infinitesimale, e col tempo forse si farà strada la consolazione che comunque da qualche parte qualcuno col tuo sentire c’è.
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